Terapia Chelante

ChelationTherapy forNeurodegenerative Diseases

Silvia Bolognin,1 Denise Drago,1 Luigi Messori2 and Paolo Zatta11Department of Biology, CNR-Institute for Biomedical Technologies, Padua ‘‘Metalloproteins’’ Unit, University of Padua, Viale G. Colombo 3-35121 Padua, Italy2Department of Chemistry, Laboratory of Metals in Medicine ‘‘METMED,’’ University of Florence, Via dellaLastruccia 3, 50019 Sesto Fiorentino, Florence, Italy Published online in Wiley InterScience (www.interscience.wiley.com).DOI 10.1002/med.20148

 “In questo articolo gli autori mettono in evidenza l’inefficacia delle terapie chelanti classiche nella cura delle malattie neurodegenerative e prendono in considerazione interessanti nuove vie di complessazione dei metalli tossici utilizzando molecole biologiche (tocoferoli, polifenoli e vitamina C) in associazione a minerali antagonisti. Mettono ancora una volta in guardia sul pericolo della deplezione degli oligoelementi essenziali nella terapia chelante classica.” Dott. Gerardo Rossi

Abstract: (Traduzione Dott. Marco Sileoni)
I metalli tossici svolgono un ruolo determinante nell’insorgenza delle malattie neurodegenerative (ND). Studiando la base molecolare per questo gruppo eterogeneo di malattie, si è evidenziato che questi metalli sono coinvolti nell’insorgenza e nella progressione di patologie che colpiscono la conformazione di specifiche proteine o che provocano stress ossidativo locale.  Il ruolo apparentemente critico giocato dalla dissociazione per omeostasi dei metalli nelle ND rende la terapia di chelazione una opzione farmacologicamente interessante. Comunque il metodo classico di chelazione, con forti chelanti, è risultata avere successo soltanto in quei rari casi dove l’elevata concentrazione di un metallo nel cervello è legata a specifici difetti nel metabolismo del metallo stesso. I metodi di chelazione con ligandi di media intensità, sembrano essere i più adatti per combattare le ND, anche se i loro benefici sono ancora messi in dubbio. In questo articolo descriviamo una rassegna di recenti studi a supporto dell’utilizzo di diverse sostanze complessanti i metalli, e nano particelle finalizzate al trattamento delle ND più comuni. I benefici neurofarmacologici dei chelanti specifici dei metalli derivano da una ridistribuzione del metallo piuttosto che da una sua rimozione massiccia. Le prospettive per lo sviluppo di nuovi agenti efficaci contro le ND sono criticamente discussi.
Abstract:(Originale)
Mounting evidence suggests a central role for transition biometals in the etiopathogenesis of neurodegenerative diseases (ND). Indeed, while studying the molecular basis for this heterogeneous group of diseases, it has become increasingly evident that biometals and nonphysiological Al are often involved in pathology onset and progression, either by affecting the conformation of specific proteins or by exacerbating local oxidative stress. The apparently critical role played by metal dishomeostasis in ND makes chelation therapy an attractive pharmacological option. However, classical metal chelation approaches, relying on potent metal ligands, turned out to be successful only in those rare cases where exceptional brain metal accumulation occurs due to specific defects in metal metabolism. In contrast, metal-targeted approaches using ligand of intermediate strength seem to be more appropriate in fighting the major ND, although their benefits are still questioned. We report here a survey of recent evidences supporting the use of a variety of metal ligands, and even functionalized nanoparticles, for the treatment of the most common ND. The beneficial neuropharmacological actions of metal-targeted agents most likely arise from local metal redistribution rather than from massive metal removal. The perspectives for the development of new effective agents against ND are critically discussed.
& 2009 Wiley Periodicals, Inc. Med Res Rev
Key words: neurodegeneration; amyloid; aggregation; chelation; metal ions

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6 comments on “Terapia Chelante

Paolo Ranzuglia

Il dott Paolo Giordo, rispondendo ad un lettore della rivista Aam terra Nuova che chiede se la sindrome da stanchezza cronica può derivare da un accumulo di metalli pesanti, suggerisce di fare un dosaggio urinario di tali metalli dopo stimolo con EDTA.
E’ corretto?? Non mi sembrerebbe dopo aver letto lo studio qui sopra!!!!

    Caro Paolo i tuoi dubbi sono fondati. Le sostanze come l’EDTA chelano esclusivamente i metalli circolanti e quindi nel caso di intossicazione cronica risulterebbero assolutamente inutili ed anzi fuorvianti. Le patologie conseguenti all’intossicazione da metalli pesanti sono dovute all’azione di questi elementi tossici a livello cellulare; è quindi logico supporre che non avendo l’EDTA nessuna capacità di superare le barriere cellulari non riesca ad apportare nessun beneficio in caso di intossicazione cronica. Altro discorso è l’avvelenamento da metalli pesanti, dove l’utilizzo di sostanze chelanti è raccomandato.

Questo studio è importantissimo e spero che finalmente i malati di patologie come la sclerosi multipla capiscano che “questa roba” non è la cura che li farà guarire, anzi da quanto leggo li può far stare solo peggio, perchè “questa roba” fa eliminare calcio, magnesio e tutti gli oligoelementi importanti per la salute dell’organismo.

    anna

    Ciao Cristina, mi hanno detto che i minerali utili chelati vengono reintegrati con la flebo di edta …..Sbaglio ??

Cara Anna io penso che spesso per non farsi infinocchiare sia sufficiente usare la logica.

La flebo di Edta che contiene tra l’altro sostanze tossiche come formaldeide e cianuro di sodio http://it.wikipedia.org/wiki/Acido_etilendiamminotetraacetico
seppure contenesse come ti hanno riferito ( ma io dubito anche di ciò e farei analizzare) i minerali da reintegrare, questi verrebbero eliminati insieme a tutti gli altri elementi cattivi e buoni che trova in circolo nelle vene in quel momento. La logica mi suggerisce questa risposta.
Cosa diversa sarebbe se ti facesse una flebo di integratori il giorno dopo la flebo di Edta, ma anche lì come fa a sapere quanti e quali minerali ha bisogno di integrare il tuo organismo? Che fa va a occhio questo che ti fa Edta?
In più ti chiedo di fare attenzione se chi ti fa la terapia chelante sia veramente un medico laureato in medicina, perchè siccome ormai è diventata una moda e un business, mi è capitato di leggere su internet che ci sono non so se pseudo omeopati, naturopati, podologi, ecc.

Se vuoi sapere cosa dice la scienza nei suoi recenti studi basta che leggi sui link:
http://www.cristianadistefano.it/forum/index.php?topic=759.0
http://www.cristianadistefano.it/forum/index.php?topic=758.0

Spero di esserti stata utile, ciao e in bocca al lupo 🙂

Lady

Questo articolo e’ del 2010. Proprio ieri mi è stato proposto di sottopormi, dopo mineralogramma e analisi delle urine specifico, a terapia chelante perché, forse, sarei intossicata dall’amalgama dentaria. A quanto pare le cose non sono cambiate ed ho deciso di non fare questa terapia. Mi chiedo però quanto sia vera, a questo punto, la “faccenda amalgame”.
Chi può dirmi di più? Io continuerò a cercare nel web.

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